“Generazione Canottaggio” – ASD Sportivamente Insieme: remo e studio per cittadini migliori
“Generazione Canottaggio” – ASD Sportivamente Insieme: remo e studio per cittadini migliori

Progetti che fanno bene al cuore, che hanno come comun denominatore il meraviglioso mondo del remo. Il Canottaggio, del resto, può essere vita ed istruzione al tempo stesso, regalando, al di là di medaglie olimpiche e mondiali, qualcosa di vero ed importante a chi tende una mano per conoscerlo.

Ecco perché “Sportivamenteinsieme ASD” è un qualcosa che solletica, e non poco, il palato fine di chi lo vive, come Livia Ravoni, referente del progetto e coach, unitamente a Paolo Ramoni, di Special Olympics RCC Tevere Remo, nonchè responsabile della società.

Come e dove nasce “SportivamenteInsieme”?
“La società Sportivamenteinsieme è stata fondata nel 2009 da Paolo Ramoni, un ex atleta della nazionale e appassionato di canottaggio, grazie al presidente della FIC di quegli anni, Enrico Gandola, e al vicedirettore generale della Rai, Gianfranco Comanducci. Si iniziò con un coastal rowing in piscina, usato come vascavoga, e quattro remoergometri nel sottoscala, da qual momento abbiamo cominciato a crescere e non ci siamo mai fermati, ricordando sempre da dove siamo partiti”.

Cosa significa per te e per questo progetto essere leader nella classifica nazionale scolastica, Coppa Caccialanza 2025?
“Per noi è un grande risultato di squadra, innanzitutto perché è il riconoscimento di tutto il lavoro che c’è dietro: remoergometri portati da una scuola all’altra, organizzazione e svolgimento delle prove, allenamenti in barca, open day, formazione degli equipaggi per le gare, gestione delle trasferte, le notti passate sugli infiniti fogli excel per l’inserimento dei risultati. E poi ci dà un’ulteriore motivazione per la futura stagione sportiva, lo sport insegna anche questo: a guardare sempre avanti. Ci tengo a sottolineare che senza il supporto di Paolo Ramoni, il responsabile della società, nulla di tutto questo sarebbe possibile. E’ il vero motore di ogni attività: ha saputo costruire una bella realtà ed è piacevole lavorare con lui, è in grado di trasmettere tanta energia positiva. In sostanza è il risultato di un’ottima sinergia che vede come protagonisti i ragazzi, ma per la quale è stato vitale il supporto degli insegnanti e dei genitori. Abbiamo un’ottima fanbase di cui siamo orgogliosi. In linea con il progetto abbiamo invitato anche i genitori a uscire in barca e offriamo corsi gratuiti agli insegnanti. Mi sembra doveroso citare le scuole che si sono più distinte nel progetto: scuola media Cecco Angiolieri, Liceo Classico Orazio e Liceo Classico Lucrezio Caro. In più, da insegnante, seppur di materie che apparentemente non c’entrano nulla (insegna greco e latino, ndr), mi sento di supportare particolarmente questo progetto; troppo spesso mi sento dire che i ragazzi non riescono a impegnarsi nello sport a causa della scuola. Tranne per casi particolari, non è assolutamente vero: lo sport e la scuola non sono due realtà antagoniste, ma complementari ed entrambe concorrono alla crescita personale del ragazzo. Si può studiare e fare sport e fare bene entrambe le cose, aiutiamo i ragazzi a impegnarsi, a sognare in grande e ad andare per sottrazione, possono fare molto più di quello che pensano, sono forti e in gamba”.

Quanto è importante lo sport del remo e che insegnamenti può dare?
“Per noi che facciamo canottaggio da sempre è una passione autentica, altrimenti non staremmo ancora qua. Nel mio caso è stato mio padre a trasmettermela, Marcello, che aiuto negli allenamenti dei ragazzi. Non è solo uno sport, ma un modo di interpretare la vita. Insegna in un contesto di divertimento il rigore, la disciplina, la fatica, il rispetto, la resilienza, e aumenta il senso di autoefficacia e l’autostima, elementi fondamentali per la crescita dei ragazzi. Siamo sempre troppo abituati a lamentarci delle nuove generazioni dicendo che i ragazzi di oggi sono pigri, svogliati, maleducati, i nostri ragazzi non sono così. Inoltre, lo sport insegna a gestire i piccoli insuccessi, le frustrazioni, l’ansia e rende i ragazzi più pronti a gestire quello che ordinariamente capita nelle vite: è bello vincere, ma bisogna saper perdere e rialzarsi. Noi siamo sinceramente convinti che chi ha fatto canottaggio possa essere in grado di essere uno studente migliore, un cittadino migliore, insomma una persona migliore, e non perché sa entrare bene in attacco o tira bene il finale, ma per tutto quello che c’è lungo il percorso. Una delle cose belle di questo progetto è che gli studenti vengono gratificati: ragazzi che magari fino a quel momento non avevano mai fatto sport ricevono una lettera da un istruttore federale in cui vengono ufficialmente invitati ad allenarsi in un circolo di canottaggio; spesso i genitori ci chiamano sottolineando proprio la gioia con cui i figli rientrano a casa, e a noi questo fa molto piacere, è importante creare nel percorso di crescita dei ragazzi anche delle esperienze di successo”.

Inclusione e non solo: lo stare insieme, remando in libertà
“Diciamo che l’inclusione è il nostro pezzo forte, ancora prima che la parola diventasse di moda. E anche il nostro nome, ‘Sportivamenteinsieme’, ne è una conferma. Negli anni ogni tanto ci diciamo di cambiarlo, effettivamente suona poco agonistico, ma in effetti ci identifica al meglio. Per noi il canottaggio non è l’obiettivo, ma lo strumento. E anche su questo c’è grande sintonia con Paolo, che, a proposito di inclusione, ha dato inizio in Italia al canottaggio per atleti con disabilità intellettive con l’associazione Special Olympics. L’aspetto sociale è basilare e per questo ci fa piacere che i ragazzi rimangano al circolo dopo l’allenamento per fare merenda, giocare a scacchi o altri giochi ancora, siamo contenti che loro sentano la società come un luogo sicuro in cui stare, un ambiente protetto in cui si costruiscono amicizie importanti, spesso le amicizie sportive rimangono per tutta la vita, perché si condivide tanto, sia gioie sia frustrazioni. Ricordo con piacere una lettera di un ragazzo che ha definito il circolo una seconda famiglia”.

Si nasce e si può diventare campioni dentro e fuori un bacino di gara anche attraverso questi progetti?
“Certo! Anzi, credo sia la parte più bella, saper fare tesoro dell’esperienza sportiva vissuta e metterla al servizio della collettività. Fare sport fa bene a tutti ed è una grande terapia di gruppo per tutta la società; noi cerchiamo di essere portatori sani di sportività”.

E’ riduttivo parlare di ‘Sportivamente insieme’ come soltanto di una scuola di canottaggio e dragon boat?
“Come dicevo anche prima, parlando in generale, per noi l’allenamento è solo una parte dell’attività, organizziamo pranzi, cene, merende, open day, incontri di formazione per insegnanti, genitori, ragazzi, tiro alla fune e molto altro, partendo sempre dalla passione autentica che condividiamo tutti: il canottaggio”.

Quanti ragazzi e ragazze hanno aderito a Remare a Scuola?
“Questo per noi è il quarto anno di attività e ogni anno siamo andati a crescere, porto come esempio la stagione sportiva appena passata in cui abbiamo fatto migliaia di prove di remoergometro e abbiamo portato a gareggiare una quarantina di atleti nel campionato nazionale scolastico di remoergometro, vincendo in tre categorie, e undici equipaggi alla fase regionale delle competizioni sportive scolastiche, di cui due si sono anche qualficati per la fase nazionale e hanno conquistato un argento. A questi si aggiungono decine di ragazzi che sono venuti a provare al circolo e hanno sperimentato cosa voglia dire uscire in barca sul Tevere, apprezzando anche il valore ambientale che è insito nel nostro sport”.

Il Circolo Sportivo Rai quanto vi è vicino e vi supporta in tutto questo?
“Il circolo ci offre vasti spazi aperti e verdi e ottimi spazi al coperto, con un atteggiamento di grande disponibilità per tutte le iniziative che organizziamo di volta in volta, come ad esempio la possibilità di usare il salone per le conferenze, come sabato scorso, o di mettere le barche in piscina per gli open day o per sfide di tiro alla fune sul dragon boat”.
Gianluca Atlante






















