“Generazione Canottaggio” – Fiducia e auto efficacia: la mission della Ginnastica Triestina con Valentina Mosetti
“Generazione Canottaggio” – Fiducia e auto efficacia: la mission della Ginnastica Triestina con Valentina Mosetti

Il Canottaggio è fatto, anche e soprattutto, di storie meravigliose che vale la pena raccontare. Storie che hanno come comune denominatore la passione di persone che, giustamente, amano tramandare ai posteri il loro pensiero e quanto ne consegue. E’ il caso di Valentina Mosetti, della Ginnastica Triestina, che da anni porta avanti “Sport & Terapia Integrata”, ma che riveste anche il ruolo di coordinatrice di “Fiume in Rosa”. Una donna – come ci racconta – che non ha mai smesso, e possiamo soltanto dirle grazie, di credere nei suoi ideali, trovando modo e tempo per garantire ad altri quel benessere fisico e mentale, tante, troppo volte, ricercato in maniera sbagliata.

“Cerco di dare molta importanza alla tecnica – ci ha spiegato – Iniziando da adulti (per qualcuno è stato il primo sport nella vita). Apprendere la sequenza del gesto di voga, significa rompere degli automatismi. Per fare questo ci vuole concentrazione e la capacità di portare l’attenzione sul corpo. Nel quotidiano spesso ci si trova a stare nei pensieri, magari sempre gli stessi, che creano ansia e preoccupazione. Spostare l’attenzione sul corpo (all’inizio perché è tutto nuovo, successivamente per la ricerca del gesto tecnico nella difficoltà dell’equilibrio) dà sollievo e fa scendere lo stress”.

“Il vantaggio della tecnica sarà quello di usare il corpo nel modo più funzionale possibile, fare meno fatica con più soddisfazione. L’andare al contrario – ha proseguito – ovvero seguire una direzione opposta a quella della barca, può essere un’esperienza che aumenta la fiducia in se stessi e nell’efficacia del gesto. Questo perché richiede una grande coordinazione e sincronizzazione tra il corpo e la mente, e quando si riesce a eseguire il gesto correttamente, si prova una sensazione di soddisfazione e di fiducia nelle proprie capacità”.

Una curiosità. “Il canottaggio nella vogata di coppia, rispetto ad altri sport, impegna entrambi gli emisferi cerebrali in quanto le due mani compiono un gesto sincrono e diverso, come nel pianoforte o la batteria, stimolando la plasticità neuronale e migliorando la comunicazione tra i due emisferi cerebrali. Questo può migliorare la funzione cerebrale, la coordinazione motoria e la capacità di apprendimento e di adattamento a nuove situazioni. Inoltre, la coordinazione bilaterale stimola la simmetria e coordinazione del corpo, riducendo il rischio di infortuni e migliorando la fisicità in generale”.

Come nasce l’adesione a Sport&Terapia Integrata e perché?
“Inizio il primo corso adulti nel 2019. Nel 2023 la Federazione propone il progetto ‘Sport e Terapia Integrata’, ne sento parlare dalle mie amiche Antonella Corazza (all’epoca Corgeno, anch’io ero tesserata con loro) e Simona Lavazza (Rosaremo) e propongo alla mia società di partecipare. All’epoca avevo 55 anni e i benefici dell’attività fisica e della ‘socialità sportiva’ li provavo su me stessa”.

Cosa c’è dietro il tuo lavoro con queste persone le cui vittorie personali sono legate al solo fatto, e non è poco, di star bene?
“Riflettevo sul fatto che mi rivolgo a ‘chiunque’, e non in particolare alle persone oncologiche o in lungovivenza, come ‘Rosaremo’ o ‘The Same Boat’ e penso sia dovuto all’esperienza personale: entrambe le mie amiche hanno avuto un’esperienza di malattia, io invece ho accompagnato mio marito e sono rimasta sola. Se le donne di ‘Rosaremo’ devono elaborare un lutto sul proprio corpo, io mi ero trovata a gestire un lutto che aveva reso tutto più triste e piatto. Il canottaggio mi ha riportato alla vita ed è questo che vorrei far provare. L’emozione di stare in mare, il gestire i remi, coordinare il corpo in un movimento non naturale. Provare tante prime volte e giocare, è un po’ come tornare bambini, e scendere dalla barca sorridenti e un po’ stupiti di quanto si è fatto. Aumenta il senso di autoefficacia. Si scambiano parole sul pontile con chi ha remato con te in totale libertà, stile spogliatoio, e si torna a casa più sereni”.
Gianluca Atlante


















