“Generazione Canottaggio” – “Liberi di Remare”: nuova sfida per Sara Bertolasi a Gavirate
“Generazione Canottaggio” – “Liberi di Remare”: nuova sfida per Sara Bertolasi a Gavirate

Il cuore grande del canottaggio batte forte dalle parti della Canottieri Gavirate, la “casa sportiva” di una neo mamma d’acciaio, capace di cullare in età pre-scolare i propri sogni a cinque cerchi: prima il ciclismo, poi il canottaggio. Dove voga di punta sino alle Olimpiadi di Londra prima e Rio de Janeiro dopo. Oggi il tintinnio delle medaglie (due bronzi, Plovdiv nel 2011 e Glasgow nel 2018 sul due senza e argento sull’otto nel 2012) è qualcosa che riecheggia nella mente di Sara Bertolasi e vola via. C’è la maternità, con l’arrivo di Carlo oggi coccolato insieme al marito Luca Broggini (direttore artistico FIC), e un progetto, quello di “Liberi di Remare”, che è molto più che una semplice missione.
Ne abbiamo voluto sapere di più, spinti dalla voglia di regalare e regalarci altri momenti che portano lo sport del remo a vincere, sempre e comunque.

Il significato di “Liberi di Remare” per te e per la Canottieri Gavirate.
“Il progetto Liberi di Remare, per me e per la Canottieri Gavirate, è quello di una grande ed inaspettata sfida… vinta. Offrire ai protagonisti una seconda opportunità significa contribuire alla costruzione di una società migliore. Alla base c’è la missione sociale, l’agonismo per noi è solo la punta di diamante di un’attività inclusiva e davvero per tutti. I ragazzi che partecipano sono minori o giovani adulti della Comunità Il Sorriso di Castronno (VA) sottoposti a provvedimenti del Tribunale in sede penale”.
Un progetto che, di fatto, apre le porte ad un nuovo mondo, regalando una luce in fondo al tunnel a tanti ragazzi.
“Questo per noi è stato lo stimolo più importante. Tutti possono sbagliare, l’importante è capire l’errore per poter ripartire nel modo migliore. Questo concetto lo applichiamo agli sportivi ed è speciale poterlo traslare anche in un mondo che all’apparenza sembra molto lontano dal canottaggio classico”.

Uno sport di fatica assoluta, mentale e fisica, come e dove può aiutare in un nuovo inserimento nella vita di ogni giorno?
“La fatica o, più in generale l’impegno e la dedizione, è l’ingrediente principale in ogni storia di successo. La fatica di un canottiere non è tanto diversa dalla fatica di un pianista. Sicuramente si vivono sensazioni diverse ma la concentrazione e la dedizione per raggiungere l’obiettivo sono paragonabili. Ecco io cerco di insegnare questo, l’importanza della dedizione per poter eccellere o raggiungere nuovi obiettivi. Chi capisce, sposa e interpreta questo concetto arriva sempre a superare i propri limiti. La seconda possibilità arriva solo se capisci ed elabori questo concetto e, il canottaggio, lo insegna benissimo”.
Oggi il progetto è sposato in toto da Sport&Salute, quanto è importante? “Quando un progetto è condiviso si arriva sempre più lontano. Sport e Salute è certamente stato lungimirante, ha capito e sposato un progetto concreto e vincente. Remiamo tutti nella stessa direzione, questo ci proietta uniti nel futuro”.

La tua esperienza al servizio di chi si è sentito con le spalle al muro ed ora ha la possibilità di rialzarsi.
“Conoscere questi ragazzi e le loro storie lo ritengo un privilegio. Ti dà una visione della vita da un’altra prospettiva, facendoti apprezzare ancora di più ciò che hai e che davi per scontato. Ho quindi deciso di trasformare questa esperienza in opportunità, non solo per me ma per ogni persona che vuole conoscere un progetto di vera rivincita. Oggi a Gavirate sono coinvolti anche i ragazzi del settore agonistico, tutti si mettono al servizio per includere chi ha capito di aver sbagliato nella vita”.
Un ragazzo che ti segue, che ha voglia di voltare pagina, può valere più di una medaglia olimpica?
“Personalmente, pur avendo fatto due Olimpiadi ed essendo stata la prima donna italiana a portare il due senza femminile alle Olimpiadi quando ancora non esisteva la parità di genere nel canottaggio, non ho mai vinto una medaglia olimpica. Per me la medaglia è sempre stata un pezzo di metallo. La vera medaglia è il raggiungimento di un traguardo che sembrava impossibile, per questi ragazzi è il riscatto della vita o semplicemente l’appassionarsi a qualcosa che può portarli su una strada diversa da quella vissuta nel momento di buio”.
Quanto ti senti realizzata nel portare avanti questo progetto?
“Più di quello che sto dando. Vedere il sorriso dei ragazzi, della comunità, delle istituzioni vale più di mille teorie. Lo sport non è solo vittorie, ma crescita personale e stimolo per la vita. Lo sportivo è un uomo ambizioso, che sogna e prova ad essere migliore ogni giorno”.
Gianluca Atlante















