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Chiesa del Sacro Cuore gremita a Mandello per l’ultimo saluto a Giuseppe Moioli

mercoledì 7 Maggio 2025

Chiesa del Sacro Cuore gremita a Mandello per l’ultimo saluto a Giuseppe Moioli

È stato un congedo carico d’affetto quello per Giuseppe Moioli, uomo, allenatore e leggenda scomparso lunedì. Ad abbracciare il campione olimpico di Londra 1948, presso la Chiesa del Sacro Cuore oggi pomeriggio, sono stati tutti i suoi atleti ed ex atleti, tecnici, dirigenti e campioni in arrivo da varie parti d’Italia. Tutti uniti nel ricordo di un uomo che ha dedicato la sua intera vita al Canottaggio.

Silenzioso e defilato, profondamente legato alla sua terra, Moioli è nuovamente riuscito nell’impresa di unire più generazioni lasciando in eredità il suo bene più prezioso: la passione per il canottaggio e per la Canottieri Moto Guzzi. In chiesa, tra la folla, innumerevoli simboli dell’aquila di Mandello. Vecchie e nuove divise, spille, stelle indossate con orgoglio. 

Il senso d’appartenenza era fortissimo, come il trasporto vissuto nell’omelia e nelle testimonianze. Dalla voce commossa del Sindaco di Mandello Riccardo Fasoli, suo ex atleta e campione del mondo Under 19 in quattro senza nel 2003, alla preghiera del Canottiere, letta alla presenza del decano Ivo Stefanoni. Poi Niccolò Mornati, Antonio Gaddi (presidente della Canottieri Moto Guzzi) e Piero Poli. Quest’ultimo ha raccontato due aneddoti a braccio, ma soprattutto ha rimarcato la fortuna comune nell’aver condiviso una parte della vita con “il signor Moioli”. Un ricordo che ha strappato un applauso scrosciante, ripetuto anche all’uscita del feretro. 

Dalla squadra olimpica, Andrea Panizza, Davide Comini, Giorgia Pelacchi, Jacopo Frigerio, Giacomo Gentili e Stefano Oppo. Ad aspettarlo, accanto a tutti i suoi ragazzi, anche i vicepresidenti della Federazione Italiana Canottaggio, Fabrizio Quaglino e Umberto Dentis, con i consiglieri Rossano Galtarossa e Walter Bottega, insieme al presidente FIC Lombardia Leonardo Binda. Moioli riposerà nella sua frazione di Olcio, il rifugio che amava condividere con chi gli voleva bene.