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Rossano Galtarossa: Sì all’entusiasmo, ma non montiamoci la testa!

martedì 23 Luglio 2013

Rossano Galtarossa: Sì all’entusiasmo, ma non montiamoci la testa!

ROMA, 23 luglio 2013 – Stiamo attraversando un momento nevralgico dell’attività remiera. Risultati molto positivi hanno decretato fin ora un buono stato di salute del remo azzurro e tra poco i mondiali offriranno un ulteriore feedback, determinante per poter avere un quadro ancora più completo, sul quale si possano definire plusvalenze e criticità. Il plurimedagliato olimpico Rossano Galtarossa, oggi Consigliere Federale, ci offre un’accorta analisi di questo delicato momento, scandagliando quelle aree che sono a lui più care.

Rossano come procede l’attività tecnica? “È  evidente a chiunque stia seguendo il canottaggio italiano che la squadra azzurra sta recuperando un’identità che forse si era un po’ smarrita. I risultati sono confortanti ma non dobbiamo montarci la testa. Gli obiettivi che hanno una programmazione a lungo termine necessitano di tappe intermedie e quelle tappe che abbiamo raggiunto fin ora ci hanno dato segnali positivi. Il giusto entusiasmo che sta pervadendo oggi il mondo del canottaggio a mio avviso deve essere adoperato in maniera costruttiva. Deve servire a rafforzare ulteriormente la convinzione che la strada intrapresa è quella giusta. L’obiettivo è arrivare al top della forma ai mondiali e in questo senso il lavoro da fare è ancora tanto”.

Facciamo ora un punto sul settore para-rowing: “Il para-rowing è un settore che mi sta molto a cuore. Il nuovo corso ha determinato un sostanziale cambiamento rispetto agli anni precedenti. La Federazione si è spesa per diffondere la pratica remiera tra gli atleti disabili su tutto il territorio nazionale. In questo senso si è riscontrata un’importante collaborazione da parte delle istituzioni, per questo si è potuta portare avanti l’idea di realizzare diversi poli, diffusi in maniera uniforme sul territorio. Come coordinatore è stato scelto Dario Naccari, che in breve tempo è riuscito a prendere confidenza con l’ambiente. Inizialmente ci sono state un po’ di difficoltà nella costituzione degli equipaggi, perché la componente femminile si era ridotta, ma grazie ad una capillare operazione, funzionale al reperimento di risorse umane sul territorio, stiamo restituendo la disponibilità di atleti e atlete motivati. Diretta conseguenza è stato un rinvigorimento delle energie a disposizione. Oggi si può parlare senza mezzi termini di un settore in forte crescita. Voglio anche aggiungere che i nuovi innesti sono il segnale inequivocabile che c’è ampio spazio per il merito”.

Ora che è stata ricostituita la base, quanto ci vorrà perché il settore possa esprimersi al massimo delle sue possibilità? “Il cambio di gestione ha determinato inevitabilmente, sulla stagione 2013, un ritardo. Abbiamo dovuto lavorare con tempistiche molto limitate. Inoltre, quando si attuano cambiamenti di questa portata, si vanno a toccare degli equilibri delicati. Ci vorrà ancora un po’ di tempo perché si ottimizzino le possibilità del settore, però sono fiducioso soprattutto perché all’interno del Consiglio c’è molta sensibilità verso il para-rowing. Diciamo che questo primo anno servirà per comprendere sia le reali possibilità del settore, sia gli elementi critici. Sicuramente il prossimo anno, potendo lavorare con un respiro più ampio, potremo aspirare ad una programmazione più efficace”.

Rossano, tu sei stato un atleta di livello internazionale, hai vinto tutto entrando di fatto nella storia del canottaggio. Oggi sei un dirigente di quello sport a cui hai dato tanto e che in qualche modo ti ha ripagato degli sforzi fatti. Quale valore aggiunto può, una figura come la tua, offrire nel ruolo che rivesti? “Premetto che in questo momento la mia attività professionale mi sta impegnando in maniera molto importante, quindi sono costretto ridurre un po’ il tempo in Federazione. Una cosa però vorrei che fosse chiara: voglio operare a favore di una nitida comunicazione tra l’area tecnica e gli atleti. Col mio contributo vorrei evitare che nelle fasi di composizione delle squadre, i ragazzi possano non comprendere le scelte operate dagli allenatori. Faccio un esempio: quando la convocazione in un raduno è numerosa, è scontato che una parte di coloro che sono stati inizialmente convocati non farà poi parte della squadra. La mancata selezione può far restare male. Solo se la scelta risulta chiara, viene metabolizzata nel giusto modo, se invece resta qualche dubbio si possono creare dei malumori che finiscono col danneggiare l’ambiente. Laddove ci fosse qualche dubbio, i ragazzi debbono considerarmi a loro completa disposizione per comprendere quelle scelte che magari in un primo momento possono risultare nebulose. Avendo io vissuto quelle situazioni in prima persona ed avendo ancora chiara la prospettiva che può avere un atleta, sono fiducioso di poter mettere loro a disposizione una sensibilità più affine”.