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Maurogiovanni docente a Scienze delle Attività Motorie all’Università  di Bari

giovedì 13 Ottobre 2016

Maurogiovanni docente a Scienze delle Attività Motorie all’Università  di Bari

BARI, 13 ottobre 2016 – Si è inaugurato l’anno accademico del corso di Scienze delle Attività Motorie dell’Università di Bari, che da tre anni viene ospitato nella struttura del CUS Bari. Quest’anno il Magnifico Rettore, Antonio Uricchio, su proposta dl prof. Marcello De Giosa, ha voluto presentare ai ragazzi una visione internazionale per gli sviluppi lavorativi post laurea. Per questo ha invitato Antonio Maurogiovanni, tecnico di fama internazionale, per un seminario dal titolo: “We are in the same boat”

Classe ’65, Antonio Maurogiovanni ha iniziato a fare canottaggio al CUS nel 1977. Da lì in poi una carriera agonistica internazionale e olimpica folgorante, anche grazie al passaggio nelle Fiamme Gialle. Poi ha proseguito come allenatore: DT delle Fiamme Gialle, Tecnico della Nazionale italiana fino al 2000, Head Coach all’Istituto dello Sport del Western Australia e contemporaneamente tecnico della Nazionale olimpica dal 2001 al 2008, Performance Manager (anche di Nuoto e di Ciclismo) fino al 2010 e Allenatore Responsabile della Nazionale maschile olandese fino al 2013. Nel 1993 ha conseguito la laurea in Scienze Motorie. Questa una brevissima presentazione del nostro Tonio.

Il seminario per l’inaugurazione dell’anno accademico si è sviluppato in due giorni: il lunedì pomeriggio il tema era “In the Pursuit of Excellence”. Il martedì “Lo sport a livello agonistico”. Antonio ha portato la sua grande esperienza nella gestione di squadre sportive nel mondo anglosassone. Ha parlato di gestione dei team, di rispetto della gerarchia, delle responsabilità di un allenatore capo, delle motivazioni che un atleta deve avere per arrivare al canottaggio di eccellenza. A questo proposito ha descritto l’esempio di uno dei più grandi atleti mai esistiti: Agostino Abbagnale. Il fratello piccolo dei due “Fratelloni” ha avuto un problema fisico (tromboflebite) che lo ha tenuto fuori dalle gare per ben sei anni. Ma Agostino non ha mai mollato: durante quei sei anni si è sempre allenato, da solo, continuando le cure e aspettando di guarire. E ce l’ha fatta: una volta guarito, oltre a vari titoli internazionali, ha vinto due medaglie d’oro un due diverse Olimpiadi su due diverse barche (Doppio e Quattro di Coppia).

Per descrivere l’efficienza del team, poi, ha portato ad esempio il volo delle oche. Le oche percorrono circa 150 miglia al giorno grazie ad un sistema di volo ben congegnato per risparmiare energie. Sempre in una formazione a “V”, il capo formazione percorre un certo tratto e tutti gli altri, in un perfetto sincronismo, faticano molto meno sfruttando la deportanza di quello precedente. Dopo un po’ il capo formazione viene sostituito dal suo adiacente e così via. In questo modo le oche percorrono mediamente il 71% di strada in più che se lo facessero da sole. E il comune denominatore di questa tecnica è la fiducia: ogni oca deve fidarsi di quella precedente. Se, poi, una si ammala, altre due la accompagnano fuori dalla formazione e la curano finché non guarisce (o non muore): aspettano, poi, la formazione successiva per proseguire il loro viaggio.
Alla stessa maniera un team deve essere ben coordinato: ognuno deve svolgere il proprio compito al meglio, fidandosi ciecamente che gli altri componenti stiano facendo lo stesso. Questa è la mentalità predominante nei team sportivi del mondo anglosassone; e il mondo del corporate, e del business in genere, utilizza sempre più allenatori sportivi di livello internazionale per i propri manager. A fine seminario, gli studenti, gli insegnanti, i dirigenti e gli allenatori presenti hanno interloquito a lungo con Tonio in un susseguirsi di domante e quesiti interessati.

Interessante l’intervento della medaglia di bronzo alle Olimpiadi di Rio, Domenico Montrone: anche lui nato sportivamente al CUS Bari, è passato alle Fiamme Gialle dove ha maturato una grande esperienza sul tetto del canottaggio mondiale. Domenico ha parlato della sua esperienza nella Squadra Nazionale e ha apprezzato molto gli insegnamenti che potrebbero venire dallo studio di questi argomenti, dalla loro applicazione al lavoro di ogni giorno e alla loro diffusione in tutti i club italiani. Noi siamo orgogliosi del nostro Tonio: il CUS Bari è una fucina di talenti di sport diventati autentiche personalità nella vita sociale, ma lui è il nostro mito. Effettivamente, anche la Federazione potrebbe mettere a disposizione della squadra o dei club questa sua grande esperienza. Questa sarebbe un’opportunità unica e importantissima per aiutare tutti gli atleti, tecnici e dirigenti a percorrere la strada del continuo miglioramento.


Il caposezione canottaggio del CUS Bari
Checco Lananna