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Quattro campioni, una certezza: il quattro senza senior medaglia d’argento ai Mondiali di Sarasota

mercoledì 29 Novembre 2017

Quattro campioni, una certezza: il quattro senza senior medaglia d’argento ai Mondiali di Sarasota


ROMA, 29 novembre 2017 – Da un triennio ormai, è la fuoriserie del parco barche azzurro. Da quel titolo mondiale assoluto, conquistato 20 anni dopo l’ultimo nella specialità ad Aiguebelette nel 2015 che gli valse anche la partecipazione olimpica, il quattro senza senior dell’Italia non si è più fermato, e così dopo quel titolo iridato sono giunti successivamente il bronzo olimpico a Rio 2016, il titolo europeo a Racice quest’anno e, dulcis in fundo, l’argento ai Mondiali di Sarasota, conquistato in una finale mozzafiato poco alle spalle di una spumeggiante Australia e otto decimi davanti ai maestri della specialità della Gran Bretagna.


Come si dice a scuola quando si insegnano le addizioni ai bambini, “invertendo l’ordine dei fattori, il risultato non cambia”: da Vicino/Lodo/Castaldo/Di Costanzo a Montrone/Castaldo/Abagnale/Di Costanzo passando per Vicino/Lodo/Castaldo/Montrone, la Barca degli Dei azzurra resta lì, sul podio. A Sarasota, i cavalieri che hanno realizzato l’impresa sono Domenico Montrone (Fiamme Gialle), Matteo Castaldo (Fiamme Oro-RYC Savoia), Giovanni Abagnale (Marina Militare) e Marco Di Costanzo (Fiamme Oro).


Domenico Montrone (premiato ieri dalla sua società), dopo l’exploit olimpico a 30 anni, a 31 corona anche il sogno di salire sul podio iridato assoluto. Il canottiere barese si sente finalmente maturo, dal punto di vista remiero? Ce lo dice lui stesso: “Dopo tutto il mio percorso agonistico, credo di aver conseguito già la mia maturità come atleta, a prescindere dalle medaglie conquistate. E’ proprio questa maturità che fa la differenza sull’approccio e la mentalità che in questi due anni mi hanno portato alle medaglie”.


Montrone a Rio era il prodiere, un anno dopo ha compiuto un triplo balzo in avanti e si è portato a capovoga, mantenendo inalterata la competitività della barca: “Da prodiere a capovoga c’è molta differenza, ma si deve essere egualmente consapevoli del proprio ruolo, che pur diverso è allo stesso modo importante. Un’Olimpiade non è paragonabile al Mondiale come tensione e responsabilità, però il cambio di ruolo è stato comunque una prova in più nella quale misurarsi, un ulteriore tassello per la mia crescita sportiva, che sono sicuro non essere ancora finita”.


Sul Nathan Benderson Park, al secondo carrello del quattro senza, sedeva Matteo Castaldo, colonna portante dell’equipaggio essendo l’unico sempre presente nelle medaglie internazionali conquistate dall’Italia nella specialità nell’ultimo triennio. Giusto quindi chiedere al neo-poliziotto napoletano un pensiero su ciascuna delle principali vittorie: “Al Mondiale di Aiguebelette e ai Giochi di Rio eravamo quattro pazzi scalmanati, più in Francia che in Brasile a dire la verità, perché all’Olimpiade Montrone e i suoi capelli bianchi ci hanno dato un po’ più di maturità. A Sarasota invece eravamo già un equipaggio molto più esperto, che ormai sapeva che cosa doveva andare a fare: gareggiare e portare a casa una medaglia”.


Anni di sacrifici ripagati quindi per Matteo Castaldo, che a differenza dei compagni deve sottoporsi in raduno a qualche rinuncia un po’ più pesante, visto che a casa lo aspettano sempre la moglie Francesca e la piccola Laura, nata proprio pochissimi giorni dopo la conquista del bronzo olimpico: “Non è facile conciliare le esigenze di una famiglia con la vita di un atleta di vertice. Io passo molti giorni in raduno, e ho la fortuna che mia moglie ogni tanto mi viene a trovare durante la settimana, così come io appena posso il fine settimana corro a casa. Cerco di far sentire quanto meno possibile la mia mancanza a mia figlia”.


Per Giovanni Abagnale, il più giovane della banda con i suoi 23 anni ancora da compiere, l’argento vinto in Florida ha un sapore speciale, perché si tratta della prima medaglia iridata assoluta – come per Montrone – dopo tre titoli e un argento mondiali vinti tra Junior e Under 23: “E’ stata una sensazione particolare, è la prima medaglia a un Mondiale Senior, dove finora ero arrivato prima nono, poi sesto… Scalavo di tre in tre, stavolta addirittura di quattro, se vado avanti così finisco sotto lo 0, spero prossimamente di scalare meno, mi basterebbe! Scherzi a parte è stata una medaglia significativa, sicuramente importante ma anche un po’ amara, sento che mi manca qualcosa. Sono giovane e avrò altre chance per togliermi questo amaro dalla bocca, ma voglio iniziare da subito, il ferro va battuto finché è caldo!”.


Temperamento buontempone quello di Giovanni, molto attivo sui social come tanti suoi compagni di Nazionale e soprattutto di club: gli atleti della Marina Militare infatti spopolano su internet, e tra loro non fanno altro che prendersi in giro: “E’ un atteggiamento scherzoso che ci unisce molto e che ci fa divertire. Le stories diventano un giochino, iniziamo a prenderci in giro bonariamente ed è tutto molto divertente. Alcuni compagni di squadra sono attivissimi sui social, ma questo è un modo per essere connessi con il mondo che ci circonda e condividere anche momenti della nostra vita anche se a volte, sempre con gli occhi sullo smartphone, ci prendiamo in giro perché sembriamo di stare sempre a consultare Google Maps!”.


I social a questi livelli diventano imprescindibili, anche perché ottenere questi successi, salire sul podio di manifestazioni così importanti, significa anche luce dei riflettori e tantissimi ammiratori. Anche e soprattutto tra i prospetti più piccoli dello sport del remo, come testimonia Marco Di Costanzo, tra gli atleti più amati in assoluto: “Stare a contatto con i ragazzi più giovani mi fa essere sempre molto felice, io ho iniziato a fare canottaggio quando avevo 10 anni e avrei pagato per parlare con qualche campione di quegli anni, ed è per questo che spero oggi, quando mi incontrano, di renderli felici proprio come avrei voluto esserlo io quando ero piccolo.


Grazie a Kinder, al Festival dei Giovani sono stato sempre circondato dai giovanissimi del canottaggio italiano ed è stato molto bello, mi chiedevano tante cose e ho cercato di dare anche qualche consiglio. In molti poi attraverso i social network mi scrivono e io cerco sempre di rispondere a tutti. Spesso mi chiedono consigli su come affrontare gli allenamenti, oppure come superare la paura in gara, ma confesso che i messaggi più belli che ricevo sono quelli in cui mi dicono che sono bassi come me e quindi mi chiedono cosa fare per battere quelli più grossi!”. Oggi per Di Costanzo e compagni, a due mesi di distanza la sbornia post-Sarasota è passata, ed è già stato tempo di tornare in raduno: “Il primo collegiale è andato, adesso allenamento dopo allenamento pensiamo a rientrare in forma, anche il 2018 sarà un anno molto lungo”.

La scheda di Domenico Montrone
La scheda di Matteo Castaldo
La scheda di Giovanni Abagnale
La scheda di Marco Di Costanzo

Speciale Mondiali Assoluti, PL, Para-Rowing – Sarasota