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Garanzia di successo anche tra le difficoltà: il quattro senza maschile argento europeo

domenica 13 Dicembre 2020

Garanzia di successo anche tra le difficoltà: il quattro senza maschile argento europeo

ROMA, 13 dicembre 2020 – Agli Europei Assoluti di Poznan, altra prova di grande continuità è stata fornita dal quattro senza Senior maschile, medaglia d’argento alle spalle dell’Olanda. Da quel 29 agosto 2015, quando ai Mondiali di Aiguebelette, in Francia, Giuseppe Vicino, Matteo Lodo, Matteo Castaldo e Marco Di Costanzo lo riportarono ai vertici iridati dopo 20 anni esatti, raramente la Barca degli Dei azzurra è scesa dal podio, regalando sempre agli appassionati prestazioni da ricordare. Da quel 29 agosto di cinque anni fa, costante di questa barca è Matteo Castaldo (Fiamme Oro-RYCC Savoia), che occupando alternativamente praticamente tutti i carrelli del quattro senza, ha messo in bacheca da allora, di fianco all’oro iridato, i seguenti straordinari trofei: nel 2016 il bronzo olimpico e due argenti in Coppa del Mondo; nel 2017 l’oro europeo, l’argento iridato e ancora un argento in Coppa del Mondo; nel 2018 l’argento mondiale; nel 2019 l’ennesimo argento in Coppa del Mondo, oltre al quarto posto ai Mondiali di Linz che è valso il pass olimpico per i Giochi di Tokyo. Un percorso netto che sicuramente ha vissuto dei cambiamenti, come racconta lo stesso Matteo: “In assoluto la barca più veloce – esordisce il capovoga di Poznan – è stata quella di Aiguebelette: un’esperienza nuova, eravamo giovani e spensierati, e pur venendo dai buoni piazzamenti in Coppa del Mondo, sapevamo di non avere niente da perdere in quel Mondiale dove poi arrivò l’oro. L’anno successivo, quello di Rio, era già tutta un’altra sensazione. Le aspettative, arrivando all’Olimpiade da campioni del mondo, erano molto alte, e ci siamo preparati per un anno con lo spettro del quattro senza campione mondiale in carica ad Atlanta ’96 e che poi chiuse i Giochi giù dal podio. Andrea Coppolam nostro tecnico di riferimento, ce lo ricordava sempre, e ci ha aiutati a non dare nulla per scontato nella marcia di avvicinamento al bronzo conquistato in Brasile”. Dopo Rio arriva il primo importante cambiamento, dal quattro senza scendono Vicino e Lodo, e Matteo si reinventa, assieme agli altri compagni: “Peppe e Matteo hanno una palata unica, che non ha nessun altro in Nazionale, nel nostro gruppo sono inimitabili. Ecco allora che la barca, io e Marco Di Costanzo in primis, poi ci siamo dovuti reinventare, e ci siamo riadattati ad altre persone, altri schemi, altre esigenze. Ci siamo letteralmente messi al servizio di tutto e tutti, con l’obiettivo di mantenere alto il livello di una barca che anche se aveva perso qualcosa tecnicamente, voleva restare forte”. Il quattro senza è riuscito nell’impresa, e spesso e volentieri si è confermato sui podi che contano, anche se i momenti bui non sono certo mancati: “Il momento peggiore che ho vissuto sul quattro senza in questi anni – specifica Castaldo – è stata sicuramente la Coppa del Mondo di Linz del 2018, quando non entrammo nemmeno in finale. È vero che non vi arrivammo in grande forma, che Montrone aveva in particolar modo aveva avuto problemi fisici non di poco conto, ma andare così male fu davvero un brutto colpo. Già all’Europeo successivo, a Glasgow, si videro segni di miglioramento anche se mancammo nuovamente il podio, poi ai Mondiali di Plovdiv l’innesto di Bruno Rosetti e il ritorno di Lodo furono la marcia in più per ridare slancio positivo all’imbarcazione. Da lì in poi è sempre girata abbastanza bene, anche lo scorso anno a Linz, un quarto posto mondiale ottenuto però in una finale davvero competitiva. Quest’anno all’Europeo ci siamo confermati, e non era facile essendo comunque l’unica chance che avevamo in stagione per portare a casa un risultato che ci aiuta nella marcia verso il prossimo anno”. Un anno decisivo, soprattutto per Matteo, che dall’alto dei suoi 35 anni e del suo palmares, conosce quanto importante sia la costanza dell’allenamento per avere la medesima costanza di risultati: “Vorrei un po’ più di continuità in allenamento, siamo troppo altalenanti, anche se consapevoli di avere ancora margine di miglioramento. Mi auguro un anno senza Covid, così da poter lavorare serenamente verso gli obiettivi che abbiamo in cantiere”.

La medaglia d’argento del quattro senza agli Europei è stata la prima conquistata nella massima manifestazione continentale da Bruno Rosetti (CC Aniene). Dal suo rientro datato 2017, il canottiere ravennate aveva conquistato medaglie ai Mondiali e in Coppa del Mondo, ma agli Europei non era andato oltre il quarto posto in otto a Glasgow nel 2018. Il podio di Poznan dunque ha rappresentato una novità per Rosetti, che ci racconta le sue sensazioni: “Quella europea era l’ultima medaglia che mi mancava, anche se sento di dover ancora completare il cerchio visto che non ho mai vinto l’oro in nessuna delle tre manifestazioni. Sono comunque molto contento di aver preso questo argento, che completa il bottino di medaglie che un atleta può vincere ogni anno nel corso della sua carriera nelle tre regate principali che si disputano ogni anno. Un bottino reso possibile negli anni dal supporto del CC Aniene, che mi sta vicino in ogni momento”. A Poznan, l’Italia del quattro senza ha chiuso alle spalle dell’Olanda ma davanti alla Polonia campione del mondo in carica, un risultato non di poco conto per l’azzurro, data anche la particolare stagione vissuta da tutto il movimento: “E’ stato un Europeo anomalo, era l’unica gara dell’anno da disputare, e per quanto secondi dietro gli olandesi, aver battuto i polacchi campioni in carica è stato un ottimo risultato, anche perché penso che poche nazioni europee abbiano dovuto sottostare ad un lockdown rigido come il nostro in Italia, e dunque penso che abbiano avuto più continuità nella preparazione rispetto a noi”.

Il cerchio di medaglie vinte tra Mondiali, Europei e Coppa del Mondo in quattro senza invece, Giovanni Abagnale (Marina Militare) lo aveva già completato nel 2017, anno del successo continentale di Racice e degli argenti al Mondiale di Sarasota e in Coppa del Mondo a Lucerna. Uomo d’esperienza dunque sul quattro senza il venticinquenne di Castellammare di Stabia, che all’Europeo polacco ha avuto modo di constatare un elevato tasso di competizione: “E’ stato un Europeo equilibrato. Ci aspettavamo una gara di alto livello, il Direttore Tecnico Cattaneo ci aveva messo in guardia a riguardo, e così effettivamente è stato. Non sono mancate le sorprese, come l’Austria. Sapevamo che avrebbe potuto fare una bella finale, lo stesso equipaggio, più giovane, si era presentato ai Mondiali di Sarasota nel 2017 e si era fatto valere già allora. Ci hanno lavorato tutti questi anni, e i risultati si sono visti”. Non è però l’equipaggio austriaco ad aver impressionato maggiormente il bronzo olimpico in due senza a Rio 2016: “L’Olanda è senza dubbio la barca che più mi ha stupito. Sono stati bravi, e non vedo l’ora di gareggiarvi nuovamente contro per confrontarmi con loro, così come con tutti gli altri avversari, per vedere a che punto siamo e dove occorrerà lavorare per migliorare ancora. Nel frattempo ci stiamo già allenando per essere più forti e arrivare pronti alle gare del prossimo anno”.

Con Abagnale, fa coppia praticamente fissa dal bronzo a cinque cerchi di quattro anni fa in due senza Marco Di Costanzo (Fiamme Oro), che solo in due occasioni da allora non ha gareggiato in campo internazionale al fianco di Giovanni: ai Mondiali 2018 a Plovdiv (Di Costanzo argento in quattro senza, Abagnale quinto in otto) e agli Europei 2019 a Lucerna (Di Costanzo quinto in quattro senza, Abagnale quarto in due senza). Poznan non è stato un appuntamento facile per il napoletano che il giugno prossimo compirà 29 anni. Ripercorriamo con lui il difficile Europeo: “Non stavo bene, la labirintite rendeva ogni cosa difficile, però siamo riusciti a portare a casa un risultato straordinario, viste le mie condizioni. Ricordo tutto della finale, anche se ero frastornato e persino limitato nei movimenti, infatti non potevo girarmi né a destra né a sinistra per vedere dove eravamo rispetto agli avversari. È stata una bella gara, l’Olanda ha meritato la vittoria però nonostante ci sia del rammarico perché si può sempre fare meglio, io e i miei compagni abbiamo la consapevolezza di aver fatto il massimo, ed è davvero così se pensiamo che addirittura la partenza per Poznan a un certo punto era persino incerta. Teniamoci stretta questa medaglia d’argento e pensiamo a lavorare, è un anno decisivo, speriamo che l’Olimpiade possa disputarsi regolarmente, e sulla strada di Tokyo nessuno vuole sbagliare”. La medaglia al collo ha dato una bella spinta a Marco, anche se i problemi fisici al ritorno dalla Polonia non se ne sono certo andati: “Ancora per un mese dopo l’Europeo ho avuto fastidio nel fare determinati movimenti, girarmi era difficile e avevo sempre le vertigini. 20 giorni dopo Poznan poi ho avuto anche il Covid, e così il pacchetto è stato completo. Da tre settimane però sono rientrato in squadra. Non vedevo l’ora, sono stato a lungo in casa da solo ed è stato pesante. Ritrovare i compagni è stato bellissimo, così come tornare in barca, e adesso piano piano sto tornando in forma. Abbiamo un obiettivo, e per arrivarci dobbiamo allenarci duramente”.