L’arrivederci alla Nazionale Olimpica di Claudio e Giancarlo Romagnoli
L’arrivederci alla Nazionale Olimpica di Claudio e Giancarlo Romagnoli
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ROMA, 27 dicembre 2021 – Al termine di cinque intensi anni trascorsi nello staff tecnico della nazionale olimpica, e oltre mille giorni lontano dalle famiglie, Claudio e Giancarlo Romagnoli con l’ultimo raduno 2021 della nazionale olimpica hanno lasciato lo staff tecnico federale. Non è stato un addio, ma un arrivederci perché i due tecnici lombardi si sono congedati da atlete, atleti e tecnici azzurri con le lacrime essendo tutti parte della grande famiglia azzurra che, nelle diverse categorie, accoglie e abbraccia chi ha il privilegio di farne parte. Cosi è stato per Claudio e Giancarlo, due fratelli accomunati dalla grande passione per l’insegnamento della tecnica di voga, che al termine di un quinquennio olimpico, e dopo la esaltante esperienza a cinque cerchi di Tokyo, hanno deciso di dedicare più tempo alle rispettive famiglie e agli interessi personali.
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Li abbiamo sentiti e il primo a dialogare con noi è stato Claudio Romagnoli al quale abbiamo chiesto perché ha lasciato il Gruppo Olimpico: “Dopo ventotto anni di attività tecnica ho deciso di lasciare lo staff della Federazione, ma mi fa piacere dire che esco e non abbandono definitivamente poiché se il ditti avesse bisogno, con un impegno minore ovviamente, sarò sempre disponibile a dare una mano”. Sono queste le parole che Claudio pronuncia subito e inizia proprio a ricordare il suo esordio nel 1993 quando entrò nello staff tecnico chiamato dal dottor La Mura. Ventotto anni durante i quali Claudio Romagnoli ha ininterrottamente ricoperto ruoli di primo piano nelle squadre azzurre prendendo le redini di quella junior nel 2001, per lasciarla solo per entrare nella rosa dei tecnici della squadra olimpica. Ma per Claudio lasciare il lavoro azzurro non è stato semplice, tanto da affermare: “Avevo necessità di stare più tempo a casa, insieme alla mia famiglia e seguire i miei nipoti. Al termine di questi cinque anni, bellissimi ma per certi versi anche duri, mi sono reso conto che stare lontano dai famigliari per oltre mille giorni mi iniziava a pesare e questo non potevo più sostenerlo. Una scelta che, non posso negarlo, oggi ancora mi rattrista”.
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Gli fa eco Giancarlo Romagnoli il quale, alla domanda del perché ha lasciato il gruppo Olimpico, risponde così: “Avevo bisogno di vivere una vita più normale fatta di famiglia e di amici e poi voglio tornare a lavorare alla Baldesio alla quale devo molto”. Anche per Giancarlo, quindi, è questione di normalità, di routine famigliare, anche se tiene e precisare che: “Il mondo del canottaggio è un ambiente che amo e lo amo da cinquant’anni. Un mondo che non intendo lasciare mai, ma ora voglio dedicare del tempo ai miei due nipotini e alleggerire la mia famiglia dalle incombenze famigliari”. Giancarlo, molto impegnato nel ruolo tecnico nella Baldesio e in quello dirigenziale col Comitato Regionale FIC Lombardia, sottolinea inoltre che: “L’ambiente della nazionale è un mondo ovattato nel quale chi ne entra a far parte, atleti, tecnici e dirigenti, si immerge nel lavoro giornaliero che è orientato esclusivamente alla ricerca del grande risultato: un ambiente che ritengo bello e dinamico, e lasciarlo non è stata una decisione per nulla facile”.
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Tornando a parlare con Claudio, egli ci rivela che: “In questi anni di lavoro al fianco del Direttore Tecnico Francesco Cattaneo, e con tutti i tecnici del suo staff, avevo raggiunto una tale complicità lavorativa con tutti che non serviva neanche parlare, poiché ci si capiva col solo sguardo e lavorare era molto appagante. Lasciare tutto questo non è stata una decisione presa a cuor leggero, tant’è che durante l’ultimo raduno ero molto triste e non nascondo di essere andato via con le lacrime. Dentro il mio cuore c’è e rimane il canottaggio di alto livello con un grande amore per la Federazione e per le donne e gli uomini che ne fanno parte, ma le scelte nella vita vanno prese”. Ed a un Claudio Romagnoli con la voce ancora rotta dalla commozione chiediamo ora che farà: “Ho iniziato una nuova sfida con la SC Varese come capo allenatore e mi sono posto l’obiettivo di far sì che la Società torni ad avere una squadra di alto livello in maniera da completare il grado di efficienza raggiunto dalla stessa nell’organizzazione di eventi internazionali di grande successo. Ecco, vorrei lavorare per raggiungere lo stesso successo anche nel settore tecnico allenando tutti gli atleti e le atlete della SC Varese”.
Nel concludere, la stessa domanda la poniamo a Giancarlo, il quale prima però chiosa così: “Voglio confermare, se mai ce ne fosse bisogno, che questo periodo con la nazionale maggiore è stato bellissimo perché ho conosciuto meglio le persone che già conoscevo ed ho vissuto grandi emozioni, ma anche un grande dolore per la scomparsa di Filippo al quale tutti continuiamo a voler bene. Ho fatto parte di un gruppo fantastico e mi mancherà, ne sono certo, perché nonostante mi impegnerò in altro non potrò mai dimenticare tutti i miei ragazzi e ragazze. Voglio lavorare ancora, tenendo in grande considerazione le mie questioni personali, e tornerò ad allenare la Canottieri Baldesio alla quale tengo molto perché se sono diventato l’allenatore che tutti conoscono e il dirigente appassionato quale mi ritengo lo devo solo alla Baldesio. E poi mi impegnerò ancora di più con il Comitato Regionale Lombardia con il quale intendo portare a termine alcuni progetti già avviati e metterne in cantiere altri per garantire ai giovani un ambiente sportivo e remiero sempre vincente e soprattutto coltivando i solidi valori morali che sono gli stessi che muovono tutta la Federazione Italiana Canottaggio”.















