Paolo Coppo (Timavo) un Presidente entusiasta
Paolo Coppo (Timavo) un Presidente entusiasta

TRIESTE, 18 ottobre 2021 – Le recentissime elezioni alla Società Canottieri Timavo, mettono in evidenza un consiglio direttivo dinamico ed un neo Presidente entusiasta e dalle idee chiare, l’avv. Paolo Coppo, che esordisce:
Mi lega alla Pullino un rapporto di affetto, visto che i miei nonni sono d’Isola d’Istria e per loro quella società remiera, fondata nel 1925 a Isola d’Istria, era un pezzo della loro storia, cui erano molto legati. Peraltro mio zio Mario Chicco, atleta della Pullino, nel 1947, assieme a Mario Delise, avevano lasciato il sodalizio isolano per approdare tutti due proprio alla SC Timavo di Monfalcone, sotto le cui insegne hanno vinto il titolo italiano, cosa che consentì a mio zio di partecipare alle Olimpiadi di Londra nel 1948.
Qual è la Sua esperienza in campo sportivo?
Pur essendo cresciuto molto legato al canottaggio, ho praticato per diversi anni nuoto, per poi avvicinarmi tardi, ai tempi dell’Università al canottaggio. Successivamente ho iniziato a praticare rugby, passando in quello sport da atleta a dirigente. Prima divenendo Presidente del Rugby Fogliano Redipuglia, società che contava circa cento tesserati e militava in C2, poi venendo eletto Consigliere del Comitato regionale del FVG della Federugby sotto la presidenza di Claudio Ballico, carica che ho mantenuto fino alla scadenza del mandato, in maggio di quest’anno. Questi anni mi hanno consentito di maturare un’esperienza non da poco come dirigente sportivo, che ho scoperto che, al giorno d’oggi, deve saper essere un po’ tutto: dal manager allo psicologo, dall’esperto della sicurezza all’operaio.

Quale nel canottaggio e nella canoa?
Ho praticato canottaggio, prima con dei corsi organizzati dal CUS Trieste, ai tempi dell’Università, poi per un periodo come atleta della SC Timavo di Monfalcone. Ho continuato a livello amatoriale fino al 2005. Lo scorso anno, complice il Covid, ho voluto riavvicinarmi allo sport del remo e, non dico per caso, ma quasi, è iniziata questa nuova avventura da dirigente, che non m’impedirà, spero, di cimentarmi in qualche gara master. Mio fratello Alberto era invece un atleta del settore canoa della Timavo.
Che cosa ne pensa del canottaggio e della canoa nel FVG?
Sono due sport che erroneamente si definiscono spesso, con una brutta espressione, sport “minori”, in realtà i ragazzi che ci si avvicinano sono molti e abbiamo un numero importante di società ove praticarli. Sotto questo aspetto, grazie anche al lavoro di dirigenti illuminati, negli anni si è fatto un gran lavoro e ho apprezzato, come Presidente del Comitato regionale FIC il lavoro fatto sul territorio da D’Ambrosi. Nella canoa abbiamo molte eccellenze e lo riscontro nella mia società, dove abbiamo atleti di grande valore.

Quali sono attualmente i punti di forza della Timavo e quali le criticità?
Il punto di forza della SC Timavo è sicuramente uno staff che giudico di grande livello, sia per il canottaggio che per la canoa. Uno staff, peraltro, molto giovane, ma anche molto promettente. Per il canottaggio, la direzione tecnica è affidata a Lorenzo Tedesco, il curriculum sportivo non ha certo bisogno di presentazioni. Proveniente dal Saturnia e allievo di Spartaco Barbo, nonostante la giovane età, trentuno anni, ha portato in quattro anni al nostro sodalizio grandi risultati, frutto di un lavoro serio, professionale ed attento. Mi ha colpito la sua grande capacità di motivare gli atleti e, oltre a ringraziarlo per il suo lavoro, la società vuole investire sul suo futuro e sui suoi progetti. Per gli atleti più giovani, Tedesco viene affiancato da Leonardo Millo Parma, che anche lui sta facendo un ottimo lavoro, con tanti risultati in crescita. Completano lo staff Simone Kresevic (il quale merita un encomio, perché sta tentando nell’ardua impresa di farmi migliorare la tecnica di voga) e il grande Roberto Delise, che, sulla soglia degli ottanta anni, costituisce un pilastro fondamentale della nostra società per l’approccio con gli atleti più piccoli. Per quanto riguarda la canoa, il Direttore tecnico è l’ex olimpionico Luca Piemonte, che ha saputo risollevare con splendidi risultati il settore canoa della SC Timavo in un momento in cui era pressoché scomparso. Di Luca apprezzo l’attaccamento alla società, in cui del resto è cresciuto sportivamente sotto l’egida di Sergio Soranzio. Oggi abbiamo riunito tutte le due squadre agonistiche, canoa e canottaggio, per le foto sociali ed è stato meraviglioso vedere più di cento atleti di tutte le età riuniti insieme nel nostro piazzale. Per quanto riguarda le criticità, credo che esse vadano individuate nelle strutture, che sono un po’ obsolete e ci stanno un po’ strette con questa crescita di numeri. Ma il programma del nostro direttivo prevede proprio d’intervenire su di esse nei prossimi anni.

Canoa, canottaggio, vela, come riuscire a far convivere tre realtà importanti sotto lo stesso guidone sociale?
Il nostro direttivo vuole far sentire tutti i soci parte di un unico progetto sportivo, senza distinzioni tra settori. La società deve crescere insieme, senza trascurare nessuno.
Quali saranno i prossimi suoi interventi nella gestione della società?
Stiamo già lavorando per rendere molto più professionale la gestione della società con collaboratori che ho scelto per la loro competenza e professionalità. In due settimane abbiamo già fatto un lavoro enorme, ma abbiamo davanti tante sfide, da una parte ottimizzando al massimo la gestione del sodalizio, dall’altra mettendo in cantiere i lavori di riammodernamento, che ormai sono quasi una necessita.

I rapporti con le altre società della regione?
Nella mia precedente esperienza sportiva ho constatato che, pur nella giusta competizione sui campi di gara, le società debbono rispettarsi, collaborare ed aiutarsi quando necessario. Siamo sulla stessa barca, il mondo cambia alla velocità della luce e spesso ne rimettono proprio mondi come lo sport e l’associazionismo sportivo: l’emergenza Covid credo che ce lo abbia insegnato. Io intendo costruire buone relazioni con tutti, rifuggendo da ogni elemento o situazione di divisione.

Ogni Comitato Regionale ha la necessità di poter contare sull’apporto di esperienze provenienti dalle società. Come potrà la Timavo contribuire a questo aspetto?
Quando mi sono insediato ho iniziato il mio discorso inaugurale al Consiglio Direttivo con questa frase: “ricordate tutti che da oggi per i prossimi quattro anni avremo tutti sulle spalle centouno anni di storia”, ossia gli anni del nostro sodalizio. La SC Timavo ha una grande e gloriosa storia di sport e deve essere degna, oltre che orgogliosa, di tutto ciò. Credo che questo sarà il suo bagaglio da portare in sede federale. Al di là di ciò, già tuttora contribuiamo con i nostri tecnici all’attività del Comitato Regionale FIC e voglio mettere a disposizione le nostre competenze e le nostre strutture a servizio del movimento regionale del canottaggio e della nostra canoa. Anche più di quanto non sia avvenuto in passato. Per precedenti esperienze, questi diventano sempre mutui momenti di crescita per tutti, soprattutto in un momento, nel quale, vedendolo anche nella mia professione di avvocato, le società hanno bisogno di condividere conoscenze in termini di formazione. Il mondo dello sport è sempre più complicato e richiede sempre più formazione.
Quale sarà la Sua prima uscita ufficiale, ed in quale occasione?
Sarò presente alle prossime gare di canoa e canottaggio, previste nei prossimi weekend. In realtà, mi è piaciuto che la mia prima uscita istituzionale sia coincisa con una serata, tenutasi nell’ambito delle manifestazioni legate a “La Barcolana”, in ricordo di una persona che per me è stato un grande maestro dello sport o, come si definiva lui, un artigiano dello sport, mi riferisco ad Emilio Felluga. Guardo a lui come ad un esempio, al modo soprattutto con cui approcciava i problemi e a come si poneva come dirigente del CONI: la sua porta era sempre aperta e, ogni volta che la varcavo, sapevo già la battuta che mi attendeva. Quando ho un problema da risolvere nel mondo dello sport, rileggo il suo ultimo libro “Sognavo il tour de France (ma non avevo la bicicletta)” e trovo sempre la bicicletta. Ma, a conclusione della mia intervista, non posso esimermi dal ricordare, oltre che mio zio Mario Chicco, sopra citato, anche il mio coetaneo Luca Vascotto, che ricordo ancora, oltre che per le sue grandi doti atletiche, anche per la sue grandi disponibilità e generosità da sportivo vero, che non si tirava mai indietro, quando c’era da dare una mano agli altri.
Maurizio Ustolin















