La scomparsa di Thor Nilsen: un allenatore nel mondo
La scomparsa di Thor Nilsen: un allenatore nel mondo

Nel giorno del suo 92esimo compleanno, oggi pomeriggio alle 17.15 è mancato all’affetto dei suoi cari e di tutti quanti lo avevano conosciuto ed apprezzato nel corso della sua lunghissima carriera il leggendario coach remiero Thor Nilsen. Con la sua scomparsa l’Italia del canottaggio perde uno dei suoi più rivoluzionari protagonisti. Una di quelle figure che contribuì a risollevare le sorti del remo azzurro in campo internazionale, e a lanciarlo in alto dopo anni di buio. Era il 1980 quando l’allora presidente della Federazione Italiana Canottaggio, Paolo d’Aloja, chiamò il norvegese Thor Nilsen a dirigere il Centro Nazionale di Piediluco e, contestualmente, la Nazionale come nuovo Direttore Tecnico. Come detto, i colori azzurri venivano da un lungo periodo di crisi. Dall’oro del due con di Baran-Sambo con Cipolla al timone ai Giochi Olimpici del 1968 a Città del Messico, il vuoto. Le tre successive Olimpiadi – Monaco ’72, Montreal ’76, Mosca ’80 – non video l’Italia del canottaggio salire mai sul podio. Ai Mondiali Assoluti – che allora non si disputavano ancora a cadenza regolare come siamo abituati dal 1974 a oggi – dopo il bronzo sempre in due con nel 1966 di Baran e Sambo, questa volta con al timone Pietropolli, nessun’altra medaglia in tutte le successive edizioni disputate, ovvero 1970, 1974, 1975, 1977, 1978, 1979.

Un buio pesto nel quale il norvegese che a casa sua aveva plasmato la leggenda dei fratelli Hansen (oro in doppio all’Olimpiade di Montreal 1976) rappresentò una luce importante. Sotto la direzione di Nilsen, che si avvalse della collaborazione di tecnici del valore del tedesco Koerner, e poi di La Mura, Postiglione, De Capua, in quasi un decennio l’Italia del canottaggio salì tre volte sul gradino più alto del podio a cinque cerchi – la doppietta dei fratelli Abbagnale in due con a Los Angeles ’84 e Seul ’88, l’oro del quadruplo maschile di Farina, Tizzano, Poli e Agostino Abbagnale sempre a Seul – mentre nei sei Mondiali Assoluti disputati sotto la sua guida tecnica furono vinte sei medaglie d’oro (cinque con il due con degli Abbagnale, una con il doppio di Belgeri e Pescialli nel 1986), quattro d’argento e cinque di bronzo.

Soprattutto, Nilsen fu il fautore del Centro Nazionale di Piediluco come lo conosciamo oggi: una macchina preparatoria per l’alto livello, al servizio del canottaggio del Belpaese, ma anche di altre nazioni. Il FISA Campo, che ogni anno si svolge in concomitanza del Memorial d’Aloja, si può dire che è nato con Thor Nilsen alla guida di Piediluco. Il canottaggio internazionale deve molto ad un uomo che è poi stato Direttore del settore Sviluppo della FISA – oggi World Rowing – fino al 2016.

Nel 2009, l’onore di ricevere la più alta onorificenza del CIO, l’Ordine Olimpico. La motivazione fu la seguente: “Thor Nilsen, un uomo dalla grande statura etica, la cui generosità è sconfinata”. Allenatore nel mondo – Norvegia, Italia, i tanti anni in FISA, e poi Spagna, Cina, Irlanda, Estonia, tra le tante riuscì a portare un corso allenatori persino in uno dei luoghi più ostici sulla terra, la Corea del Nord, nella capitale Pyongyang – Nilsen aveva fatto del canottaggio la sua missione. “Non dobbiamo mai dimenticarci il perché siamo stati inizialmente coinvolti dalla pratica del canottaggio, e cosa di esso ci ha attratto. E non dobbiamo mai dimenticarci di portare tutto ciò al mondo”. Parole e musica di Thor Nilsen. Ciao Direttore.
Il Presidente Giuseppe Abbagnale, unitamente al Consiglio federale e a nome di tutti i tecnici e tutta l’Italia del canottaggio, formula le più sentite condoglianze alla consorte Ingmarie e ai figli per la scomparsa del caro Thor.















