Comitati / News

CALDIERON: LE TAVOLE ILLUSTRATE DI LIBERO MOGOROVICH E LA TESTIMONIANZA DI UNA FESTA MOLTO SENTITA

martedì 2 Dicembre 2025

CALDIERON: LE TAVOLE ILLUSTRATE DI LIBERO MOGOROVICH E LA TESTIMONIANZA DI UNA FESTA MOLTO SENTITA

Fu Libero Mogorovich, l’autore delle splendide tavole illustrate dedicate al Caldieron, che da tempo immemore abbelliscono le pareti delle scale della Ginnastica Triestina, quelle che internamente portano al piano superiore, anche se a dire il vero, la loro collocazione fu in un primo tempo e per parecchi anni nel salone della società biancoceleste. Mogorovich fu canottiere della società della Sacchetta, per poi trasferirsi con la famiglia in Australia e rientrare a Trieste i primi anni ’70. Di lui conobbi il figlio Steven (recentemente scomparso), che passò poco tempo ai remi per poi dedicarsi anima e corpo alla sua passione, il rugby.

Papà Mogorovich (caratteristico il copricapo in lana bianco-celeste che portava sempre per le sue uscite in tipo regolamentare), e che assomigliava ad una delle sue caricature uscite dalla sua splendida matita, di disegnatore di eccellente livello, fu fruitore della sede nautica sita al numero 6 di Pontile Istria, ed il co-artefice di uno dei raid in yole a 4 Trieste-Zara, e più precisamente quello del 1975, assieme a Vinicio Tomasi, Mario Gottardis, Luciano Michelazzi, Mario Parasucco. Ricordava il buon Ciano:” “Le traversate furono in totale 4: tutte effettuate con imbarcazioni yole a 4 vogatori; la prima fu portata a termine nel 1926, alla quale seguirono quella del ’31, del ’35 e quella del 1975, che vide anche un doppio canoè di Duilio Biloslavo e Fausto Toffoli.”

Per ritornare al Caldieron, io lo vissi alla Ginnastica Triestina come una grande festa di fine stagione, attesa dai soci come dagli atleti. Era Michelazzi che al sabato pomeriggio, attorniato dalla folta schiera di vogatori giovani e meno giovami, estraeva a sorte gli equipaggi, i cui nomi scritti sui bigliettini, uscivano da una coppa a forma di caldierone di rame, e che andavano a comporre le yole a 4, che erano sempre ben più di una decina. Al mattino della domenica si arrivava in società con largo anticipo per preparare la gara che si svolgeva sul lungomare di Barcola. Prima, durante e dopo, non si risparmiavano gli sfottò che volavano da una yole all’altra, soprattutto tra i soci per così dire, di lungo corso, memorabili quelli tra Lino Castriotta e Fausto Toffoli. Al rientro, doccia e pronti per la premiazione che dava inizio alla parte mangereccia del Caldieron. Su un tavolo erano pronti i grandi vassoi contenenti ogni ben di dio, e che a seconda del piazzamento erano più o meno ricchi. Le due torte andavano al 1° ed all’ultimo classificato. Ed una volta ricevuto il premio, ci si accomodava ogni equipaggio attorno al tavolo dei suoi componenti. Ma la parte godereccia non si fermava qui, perchè Rosetta, moglie di Valerio Filiput, custode e validissimo maestro d’ascia, aiutata dalla figlia Paola, preparavano un enorme pentolone pieno di salsicce di vienna, che potevano venir consumate a sazietà, e solo gli allora presenti, possono testimoniare quante che ognuno ne mangiava una volta arrivati al tavolo del proprio equipaggio. Le due torte, devo dar atto ai vincitori, venivano spartite un po’ fra tutti. Nessuno aveva fretta di tornare a casa, perchè a fine libagione, i più anziani, andavano nello spogliatoio e tornavano con le bottiglie di alcolici molto spesso fatti in casa e che andavano ad impreziosire il caffè rigorosamente “de cogoma” proveniente dalla cucina sociale.

Del Caldieron il ricordo più bello, più che della gara e del pranzo, era della piacevole cordialità tra tutti i partecipanti, soci o atleti che fossero, che poi si sarebbe “spalmata” nei mesi a venire fino al Caldieron dell’anno successivo, e che aveva il pregio di tener ben saldo il rapporto di sana e sportiva convivenza, tra membri dello stesso sodalizio.

P.S.: i sopra citati Vinicio Tomasi e Mario Gottardis furono i componenti di un ottimo 2 senza che gareggiò anche con i colori della nazionale italiana, lo stesso dicasi per Duilio Biloslavo, che vogò per alcuni anni anche con i colori della Marina Militare.

Maurizio Ustolin