“Generazione Canottaggio” – L’esperienza del Cus Bari con i penitenziari minorili tra integrazione e resilienza

venerdì 11 Aprile 2025

Un progetto sociale come pochi, che al Cus Bari, in particolare con Alberto Boccuto, ha trovato terreno fertile per un anno e mezzo grazie al rapporto instaurato con la dirigenza del penitenziario per minori dello stesso comune capoluogo pugliese. 

Stiamo parlando di “Remare in Liberta”. Il progetto, tra il 2023 e il 2024, si è sviluppato in stretta collaborazione con il Dipartimento di Giustizia Minorile e di Comunità e, bisogna dirlo, ha finito per centrare in pieno l’obiettivo di avvicinare alle attività remiere i giovani detenuti dei sei Istituti Penitenziari Minorili (IPM), i «minori e giovani adulti in carico ai servizi della Giustizia Minorile e agli Uffici di servizio sociale per i minorenni» (con provvedimenti penali) e a tutti i minori con provvedimenti civili, ossia quei provvedimenti disposti dal Tribunale per minorenni in sede civile, con finalità di tutela.

I minori presenti nei sei IPM individuati dal progetto hanno potuto praticare il canottaggio indoor (10 ragazzi, anche se poi soltanto tre hanno preso parte alle gare indoor), mentre i minori e giovani adulti con provvedimenti civili e/o penali (15 in tutto con 5 di questi che hanno preso parte, con gioia e passione, alla gara di Varese), hanno avuto l’opportunità di praticare il canottaggio sia indoor che in barca presso le società remiere. 

Il progetto ha finito per centrare in pieno l’obiettivo che si era prefisso in origine, ossia quello di sensibilizzare le ragazze e i ragazzi alla socialità, all’integrazione e alla condivisione dei valori che lo sport del remo riesce ad infondere: disciplina, rispetto dell’ambiente naturale, delle regole e degli altri, spirito di squadra, sana competizione, resilienza, etc. 

Andiamo e vado fiero di quello che siamo riusciti a fare per Bari e per la nostra area metropolitana – ci ha raccontato il tecnico federale di II grado, Alberto BoccutoRiabilitare, anche se il termine può sembrare duro se letto in questa maniera, i ragazzi attraverso la disciplina del canottaggio, ha fatto capire a loro che lo sport è vita e che la disciplina in questione, può davvero essere di aiuto al fisico e, soprattutto, alla mente: è stata una vittoria. Quanto al termine ultimo del nostro progetto, abbiamo portato questi ragazzi alla gara di Varese, ci siamo immedesimati in loro, scovando, attraverso i loro occhi, la felicità per un qualcosa di unico. Quel giorno che siamo partiti da Bari, per molti di loro era la prima volta in aereo, lontano da casa. E’ stato un successo e, ancora una volta, il canottaggio ha rappresentato il comune denominatore di una ritrovata libertà di movimento e di espressione, attraverso una disciplina sportiva”. 

Gianluca Atlante